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IL GIARDINO VIAGGIO DI RITORNO. TRA FENG SHUI E ARTE

UN VIAGGIO, TRA PERCEZIONE E CRITICA DELL’OPERA,
NEL PARCO D’ARTE CONTEMPORANEA DI RODOLFO LACQUANITI

di NICOLETTA BORASO e FRANCESCA LAMPREDI

Credo che questo incontro nel Giardino Viaggio di Ritorno con Rodolfo Lacquaniti non sia avvenuto per caso.

Era il 15 aprile me lo ricordo bene perché ho fatto un sogno.
Ho sognato di essere in un autobus. Stavo vagando. Non ricordo dov’ero.
Salgo sull’autobus, è primavera e il sole attraversava i vetri dei finestrini. D’improvviso si fa grigio, sembra inverno, forse nevica.
E’ freddo e non mi piace. Non mi piace la sensazione di essere tornata improvvisamente indietro a qualche stagione fa. Ho un po’ paura così guardo dove siamo su Google maps.
Guardo l’I-Phone per capire a che punto della mappa mi trovo. Il pallino blu che si muove nella linea del tragitto indica che sono quasi arrivata.
L’autobus si ferma e scendo in un luogo chiamato “Mottarito”.  (Ricordatevelo perchè è importante!)
Avete presente i film di David Lynch? Quelle ambientazioni americane industriali degli anni settanta?

Ecco mi sembrava di esser proprio li.
Avevo la sensazione di essere in una segheria a cielo aperto. Grande, molto grande, dove tanta legna di color scuro era accatastata, fino a creare colonne di dieci, venti metri verso il cielo.
Il cielo era grigio e c’erano molti operai di fine turno, che aspettavano di prendere un autobus per tornare a casa loro.
Osservo un pò il paesaggio e nel mentre mi incammino.
Tiro fuori dalla mia borsa la macchina fotografica.
C’è qualcosa che mi attrae; è un capannone, aperto ma coperto. Molto buio dentro. Mi incuriosisce ed entro.
A prima vista non sembra esserci niente di interessante ma poi vedo uno squarcio di luce venire dal fondo. Avanzo lentamente e mi avvolge una luce intensa che entra attraverso i buchi della lamiera usurata e dalle finestre sul fondo. Mi avvicino sempre di più quasi a misurare le distanze. Avanzo ed ecco..
Mi fermo, trovo la mia posizione, trovo la giusta distanza! Un passo avanti, uno ancora.
Decido di scattare! ..
Premo il pulsante, la camera non scatta, niente clic!
Mio Dio!
Ho scaricato la batteria oppure ho dimenticato la pellicola!?
Che principiante!
Mi sveglio dal sogno, con la sensazione di sentirmi sola e un po’ impaurita.

 

 

 

 

 

 

 

FAN, Francesca Lampredi e Rodolfo Lacquaniti

 

Ma il vero viaggio comincia ora!
Ancora accigliata nel letto, apro gli occhi, e cerco quella parola in internet. “Mottarito”.
Forse tutto questo ha un senso?!
Il primo link che trovo su Google è questo.
Il rito della luceLo apro e leggo l’articolo.
Impressionante come il mio sogno mi abbia portato ad un parco d’arte chiamato “il rito della luce” nel paese di Motta d’Affermo”.
Compongo le due parole “et voilà”! Mottarito!!!
E’ pazzesco!
Sono sconvolta dai messaggi sottili che la vita mi da!
È un segno forse?
Ci devo andare?!
Che cosa significa?
Contatto l’organizzatore  Antonio Presti dopo qualche ricerca sul web e con mio dispiacere vengo informata che quest’anno l’evento del rito della luce non verrà realizzato!
Come mai il sogno mi ha parlato di questo luogo se poi mi sbatte in faccia questa realtà?
Sono perplessa, ci penso per vari mesi finchè un giorno leggo un articolo di giornale.
“Il giardino viaggio di ritorno”.
E’ un piccolo tassello del mio puzzle.
C’è un viaggio e un ritorno.
Per dove? Lo voglio scoprire?
Oltretutto il mio nome FAN significa ritorno in cinese.
© FAN

“Vi è una sola certezza: nulla può spegnere la luce interiore.”

Carl Gustav Jung, lettera a Mary Mellon, 19 giugno, 1940

 

Visitare questo giardino è per me creare un ponte. Una connessione tra l’energia sottile arrivata in sogno e le percezioni del mio corpo sentite nell’attraversamento di questo specifico ambiente, un luogo fatto d’arte, natura e spiritualità. Il sogno mi ha indicato di andare verso la luce. Ci sono stata? Vi racconto “l’esperienza”. Ma che cosa intendo? E’ il racconto di come il mio corpo ha reagito allo spazio, all’ambiente, attraversando le opere. E’ la descrizione delle sensazioni che si sono attivate nel mio corpo.

Ve lo chiedete mai se uno spazio può farvi sentire sereni oppure nervosi?
E se ci fossero ambienti che ci fanno stare bene? Li cerchereste?

PRESENTAZIONE DI FRANCESCA LAMPREDI
Il giardino realizzato da Rodolfo Lacquaniti, artista e bioarchitetto, è un museo all’aria aperta dove l’arte contemporanea si coniuga alla natura. Le sue opere possono considerarsi vere e proprie forme organiche che si inseriscono in perfetto equilibrio con il macrocosmo terrestre e conducono il visitatore verso la consapevolezza della presenza. L’incipit di questo percorso avviene con l’istallazione “Viaggio verso la luce” e prosegue tramite l’incontro dei suoi personaggi: animali, viandanti, cerchianti, altanti e mutanti collocati verso est – ovest, come le antiche cattedrali, connessi con la nascita del sole. Il progetto nasce nel 2002 con il trasferimento di Lacquaniti da Firenze in Maremma, le opere sono create dall’ascolto della materia da parte dell’artista, è essa che lo conduce all’assemblaggio di materiale industriale che ha la particolarità di essere reperito sempre entro i 100 km. Si hanno così lamiere, particolari di pezzi agricoli maremmani, silos che perdono la loro funzionalità per diventare appunto forma organica autonoma: esseri viventi in perfetta armonia con la natura, con la vita. Una delle istallazioni fondamentali e grande leitmotiv dell’artista è sicuramente la Grande Balena che riprende le grandi dimensioni della mitologica Moby Dick, mammifero di ben 23 metri di lunghezza (la coda da una punta all’altra è 22 piedi cioè 6,70 metri), costruita in lamiera, il cui ventre allude ad un utero, quello della madre terra dal quale si può rinascere acquisendo consapevolezza della presenza. Un viandante ermafrodito, fragile come la specie umana invita all’ingresso per poi rinascere con l’ottimismo di Bella, l’infante che è congiunta all’universo. La “scintilla” di Lacquaniti nasce non solo da un’empatia totale con la materia ma anche dall’ascolto del quotidiano, dal profondo contatto con la vita, con aneddoti, mythos e illusioni degli uomini. Transit è un’istallazione che unisce suggestioni americane, tra cui il primo Mickey Mouse e un teschio di bufalo in omaggio a Georgia O’keffee e agli artisti americani in New Mexico, all’amarcord del Circolo Zoppas, entrambi microcosmi di attrattive, magie, sogni, con i gesti ordinari di una fanciulla africana. Questa richiama l’iconografia della donna allo specchio da Tiziano a Picasso. I suoi piccoli gesti sono una rivoluzione per l’artista perché riconducono alla consapevolezza dell’Hic et nunc, della straordinarietà dell’ordinario. Fondamentale l’opera L’Arca, ispirata dalle morti dei migranti di una delle prime tragedie nel mediterraneo (è realizzata con con molti materiali di scarto tra cui gli sportelli di un ascensore liberty). Noa è rappresentata capovolta, la lunga scala in legno serve per donare indicazioni a Noe, che non riesce a ormeggiare la sua nave, essa come il battello dei folli di Bosch naviga senza meta. L’arca porta con sé tutte le ingiustizie del mondo ma anche l’energia creativa, la bellezza e le arti. Un vero e proprio messaggio di speranza e ottimismo. Numerose le citazioni letterarie, artistiche, che denotano una profonda conoscenza dell’arte da parte dell’autore: tra cui Burri, Fontana, Niki de Saint Phalle, Calver. Il primitivismo di Matisse ma anche un omaggio a Tempi Moderni di Charlie Chaplin e all’industria di primo novecento. Il culmine del viaggio si raggiunge entrando a contatto con i mutanti. Un esercito trionfale di recicled art accoglie il visitatore implorandolo di riconnettersi col mondo. Interessanti suggestioni possono collegare l’istallazione all’affresco di Palazzo Abatellis di Palermo. Nell’opera quattrocentesca la Morte a cavallo conduce i suoi fedeli guerrieri a una purificazione sulla terra, uccidendo soggetti di qualsiasi estrazione sociale ed età in uno splendido giardino. L’istallazione di Lacquaniti non porta a una macabra fine ma alla sua antitesi: una completa rinascita spirituale, un nuovo inizio per l’umanità. La vicinanza con l’affresco di Palermo è data sia dalla presenza del condottiero a cavallo che conduce il suo esercito che dalla capacità dell’istallazione di stravolgere un vasto pubblico di qualsiasi età, sensibilità ed estrazione sociale. I mutanti sono elementi autonomi, forme vive, ognuno dotato di una propria personalità, composti da materia vibrante, creati tramite l’assemblaggio di oggetti comuni o materiali industriali. Essi riconciliano passato e presente. Sono figure bizzarre, ironiche ma anche tragiche. Guerrieri dell’esistenza. Figli dell’industrializzazione si proiettano nel qui e adesso per condurci verso una vera e propria rivoluzione spirituale. Come radio captano le emozioni del visitatore tra cui le più ancestrali come la paura del mondo, il dolore, la tristezza, e le incanalano nella convivenza, nell’accettazione, verso la luce.  ©Francesca Lampredi

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L’INCONTRO CON RODOLFO
Contatto Rodolfo e prendo appuntamento per la visita. Arrivo al giardino con la mia auto per la prima volta. Parcheggio e mi lascio subito travolgere dalla sua energia. Parliamo di Feng Shui e della sua formazione in Bio Architettura. Capisco che sono nel posto giusto, sento un’affinità di pensiero e mi sento bene. Rodolfo è un artista a 360 gradi, ha un’energia travolgente che irrompe nella sua spiritualità. Mentre raccoglie il gruppo, ci accompagna all’ingresso e senza nemmeno accorgerci il viaggio è già cominciato. “Ma che cos’è questo viaggio?” E’ il viaggio che ha iniziato qualche anno fa, quando da Firenze si è trasferito con la sua famiglia a Castiglione della Pescaia.  Il giardino è aperto dalla [0] matrice . Tavole di legno incise da lame di seghe che sono servite per tagliate la pietra di cui è rivestita l’abitazione e lo studio. Tutte raccolte entro i 100 kilometri – sottolinea -, perché rispetta le regole della bioarchitettura. E’ lei che apre le porte al misterioso significato di questo ambiente naturale in cui ogni opera segue la luce. Questo è un luogo magico nel quale i confini dello spazio-tempo sono stati “ridisegnati” da Rodolfo. Ogni opera è portatrice di un messaggio e la sua unicità sta proprio nel riuscire a parlare in modo universale. Si, perchè il giardino viaggio di ritorno può trovarsi in ogni città; New York, Parigi, Venezia, .. non ci sono confini quando il messaggio è universale. Si apre la favola e andiamo verso “il pacchetto energetico che c’è dentro ognuno di noi”, cosi apre Rodolfo. Rodolfo fa una riflessione spirituale umanistica, pensando che ci siamo obbligati per anni a vivere in una stanza piene di paure dalla quale prima o poi dobbiamo uscire. Perchè siamo fatti per vivere l’ignoto e sfidarlo. E’ questo il messaggio simbolico che sottintende l’attraversamento di questo luogo fatto di arte e natura. Questo pacchetto di cui parla è anche un viaggio fisico verso la luce. Nella direzione Est-Ovest perché tutte le opere stanno andando verso la luce e sono posizionate in modo che la mattina vedono l’alba e la sera il tramonto. Mentre inizia a parlare, mi sento sempre più connessa al  sogno e penso che sono nel posto giusto. Nella ricerca della luce, mi sento vibrante e a mio agio. Mi sento in perfetta armonia con questo luogo.

Il giardino viaggio di ritorno – ©FAN
LE OPERE COME INFLUISCONO NELLA PERCEZIONE?
Il giardino si apre con la prima opera che si chiama [1] hiatu miu. Rappresenta il respiro, qualcosa che arriva dallo stomaco. La vita. E’ un racconto d’amore fra mamma e figli, legati nel cordone ombelicale. E’ un fatto curioso che proprio nella testa di questa giraffa alberghi un nido di passerotti. Riconosce all’opera il valore della funzione ospitante, dell’essere amorevoli verso il prossimo. Camminiamo verso l’installazione de [2] I cerchianti – Viaggio verso la luce – . Percepisco subito nel mio corpo la sensazione di essere in mezzo alle persone, a tutte le persone del mondo; africa, oriente, occidente. Come in un cammino verso la ricerca di qualcosa. I cerchianti sono fatti di materiali di recupero grezzi e solidi che a primo impatto potrebbero darmi un’idea di freddezza e distanza. Invece mi sento appartenere a questo cammino e lo attraverso fino ad arrivare alla porta rossa che altro non è che una U rovesciata, un collegamento con il paese di Vetulonia, un luogo etrusco il cui popolo era legato ad un movimento, quello lento. Consumavano il necessario, andavano lentamente ed erano felici.
I cerchianti – Viaggio verso la luce – ©FAN

La riflessione che ci porta a fare è nel tempo. Il tempo ci fa andare veloci, ci rende consumisti e individualisti. Ci fa perdere di vista l’amore per il nostro pianeta. Ci ha fatto dimenticare di andare lentamente. Attraverso questo movimento possiamo godere di ciò che abbiamo, della natura e della bellezza. Le tartarughe di questa installazione sono un inno alla vita e sono in viaggio verso la luce.

“la vita umana sulla terra è in pericolo”.
“Illusione di infinite risorse, sfida creativa,
la felicità sta nel consumo,
programma curativo individuale,
singole avventure interiori, .. “

Rodolfo Lacquaniti, dal catalogo the garbage revolution.

Tutte le opere del giardino sono di riciclo e a impatto zero!
Rodolfo stesso ha raccolto i materiali direttamente dalla discarica.
Utilizza oggetti, scarti, rifiuti che assemblati tra di loro si trasformano, creando una nuova vita. Questa materia che dallo scarto ritorna alla vita è la trasformazione del nostro “pacchetto energetico”.

Proseguiamo e incontriamo [3] Il cerchiante, io sono.
Il cerchiante ci ricorda chi siamo. Ci riporta alla nostra consapevolezza.
Significa che quando siamo presenti con noi stessi, lo siamo anche con chi ci sta vicino.
E’ con la nostra presenza che possiamo trasformarci! E lo facciamo in silenzio.
Dovremmo ricordarci tutti i giorni che le cose importanti sono le piccole azioni fatte con presenza.
E si apre nel mezzo del giardino, in pieno sole [4] La balena n 3.
Non è un piccolo oggetto, ma è grande, abitabile.
Nella balena è stato come entrare nel mio sogno.
Vi ricordate quel capannone fatto di lamiera con il fondale bucato da cui entrava la luce? Ecco! Era la balena.
E’ fatta di lamiere ed infissi. Nel fondo, i suoi occhi sono realizzati con dei contenitori di ricotta degli anni sessanta. Attraverso essi, lo spazio viene filtrato e si vede da un lato l’arca, ovvero il punto della fine del viaggio e dall’altra l’inizio del viaggio.
La balena rappresenta qualcosa di sacro, perché quando entriamo nel ventre, noi siamo li per cercare di capire cosa vogliamo dalla vita! Significa connettersi con la pancia, con le nostre emozioni più profonde, con il nostro secondo cervello o il cervello animale. E’ lasciare da parte la mente che spesso ci confonde privilegiando l’ego.
All’interno, stiamo in silenzio e ci connettiamo con la terra per ricucire le ferite. Il ventre diventa la cura per la nostra anima.
Rodolfo ha collocato nel suo interno dei pezzi di plastica fusa, che penzolano. Ci permettono di essere presenti e attenti, altrimenti andremmo a sbatterci addosso.
E’ qui che ritrovo il significato del mio sogno, il bisogno intimo di connettermi con le mie emozioni e gli istinti primari, per lasciare meno spazio a quella parte razionale del mio essere che ricerca cose più materiali. E’ nella balena che vedo la luce, quella fiamma che scalda tutto il mio essere.
La balena N.3 ©FAN
Attraversiamo il giardino, c’è uno spazio in cui si raggruppano più opere di dimensioni più piccole.
Incontriamo [5] La matrice. Rappresenta l’amore.
Ed è proprio qui che realizziamo un’esperienza corporea. L’opera diventa un’occasione di intimo contatto fra l’ambiente e le nostre sensazioni.
Siamo in cerchio, in un unione condivisa. Condividiamo l’amore che c’è in ognuno di noi. La porta per la felicità.

la matriceLa Matrice – ©FAN

C’è poi [6] Regina, il cerchiante della pace. Andare verso un’ altro mondo.
Lei è donna, è colei che con la sua comprensione e leggerezza può guidarci verso un altro mondo.

Ci spostiamo a sud del giardino.
Qui comincia una serie di opere di grande impatto. Il calore del sole nel sud comincia a farsi sentire e mi sento più accaldata.
Incontro [7] Pioggia di luce.
“Se potessimo guardare attraverso gli occhi di una formica e vedere delle gocce di rugiada nei flebili fili d’erba?”
E’ questo il senso dell’opera. Una poesia, un inno alla vita che nasce.
Ed è proprio cosi che mi sento, a riparo di questa pioggia di luce creata dai riflessi dei raggi di sole. Mi sento bambina e mi ricordo di quando in primavera, camminavo a piedi scalzi nell’erba ancora umida.

Pioggia di Luce – ©FAN
Quando ritorniamo bambini non perdiamo forse quel bagaglio energetico di cui tanto parla Rodolfo?
Nel percorso sud incontriamo [8] Il Bifronte o l’acchiappanuvole.
250kg di spirale di acciaio pieno, che si libbra nel cielo.
[9] Coccinella con corno, Coccicorno.
[10] I guerrieri del vento.
Sono li in gruppo, guardano nella stessa direzione e sento dentro di me la loro forza. Hanno delle lance e dei motori nel corpo. Il materiale duro del ferro e dell’acciaio con cui sono realizzati mi fa percepire la loro energia: forza e resistenza.
I nasi sono realizzati con delle viti di ferrovie, i corpi in ghisa reticolare composti con dei ventilatori, e rappresentano 100 anni. Ma di cosa?
In origine erano ventilatori di gallerie, ognuno di loro consumava 6kw e insieme rappresentano il consumo di 50 appartamenti.
Attraverso la materia riciclata si sono trasformati e dirigono le energie alternative. Sono il simbolo dell’impatto consumistico che il petrolio sta avendo sul nostro pianeta. Ci stanno aiutando a compiere una trasformazione.
i guerrieri del vento Rodolfo Lacquaniti fra I guerrieri del vento – ©FAN
[11] Sfera di luce. 
Mi ricordo del vecchio lampadario di mia nonna, tutto in cristallo. Quando entrava la luce dalla finestra, si stagliavano mille riflessi nel muro. Era magico. Proprio come questa sfera gigante composta di tubi di serre, assemblati con vetri di fonderia.
La sfera rappresenta la biodiversità che trionfa. Possiamo immaginarla come il brillare delle lucciole nel mese di maggio che qui ritroviamo.
Sfera di Luce – ©FAN
[12] Disturbatore, una colonna.
Rappresenta l’altra faccia della medaglia, la nostra parte oscura, quella che non vediamo e che forse non conosciamo.
Ci fa riflettere sul guardare le cose con consapevolezza perchè non è tutto scontato come pensiamo.
[13] La piccola russia.
Ci spostiamo nel lato ovest del giardino e incontriamo varie opere.
[14] 900.
Un giorno gli umanoidi e i robot guardando l’opera verranno a vedere quando sono nati.
[15]Il ragno.
Mi ha colpita per la sua natura.
Nel ragno ci si entra, diventa anch’esso un ventre come la balena, ma qui mi sento connessa a mia madre.
La natura è il soggetto principale, tanto che ci sono voluti 10 anni di potature per realizzare il ragno che è il simbolo stesso della natura.
Una natura che vuole connettersi al nostro bambino interiore. Che comunica al mutante quanto abbiamo bisogno della pace per cambiare i nostri modi di vivere e pensare. Perché ci siamo persi e abbiamo bisogno di ritrovare il bambino che è in noi per salvarci.
Nel ragno sono bambina e recupero quelle informazioni primogenite, quella memoria energetica che sta nel mio dna.
Mi sento avvolta e protetta anche se alla vista dell’umanoide mi sento un pò nervosa. Forse vorrei essere lasciata sola li dentro a farmi proteggere da questo guscio.

il ragno Il Ragno – ©FAN

Il nostro percorso continua e finisce a nord.
Qui troviamo [16] Transit.
E’ un carrozzone, il racconto di una festa, di un viaggio simpatico che ci riporta al circo. Ci accoglie una danzatrice, un nano e un topolino che urla transit!!
Ci sono dei viandanti e nel carrozzone c’è una donna africana che si specchia.
Ci racconta quanto è importante essere presenti a noi stessi, anche con un piccolo gesto, come quello che lei compie nel mettersi il rossetto. Lei è presente al suo gesto. Questa è la rivoluzione di cui parla Rodolfo
Transit è una scintilla proprio come descrive Francesca.
transit, giardino viaggio di ritornoTransit – ©FAN

Passiamo fisicamente attraverso [17] I Cerchianti, che qui diventano un mandala.
(Un cerchio concentrico che porta a diverse dimensioni.)
Come nel mandala spingiamo il nostro corpo in una dimensione di silenzio.
Qui possiamo trovare altri significati e portare alla luce la nostra vera essenza.
E’ il nostro spirito che parla e non la nostra mente.
Infine [18] L’arca.


                                                                                                                                      L’arca – ©FAN

[19] Terminiamo il percorso esterno per tornare all’interno e completare il viaggio a nord.
E’ sicuramente la parte più emozionante e intensa del viaggio.
C’è un’anticamera in cui vi sono situate più opere realizzate nell’arco di 5 anni.
Sono una serie di personaggi che raccontano una storia e lasciano un messaggio.
C’è un angelo con le ali, due arceri e 4 persone che raccontano un pezzo della bibbia: la storia di Lot – due angeli serafini che vengono mandati sulla terra da Dio per distruggere tutto -.

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“Solo gli angeli possono aiutarci a rinascere.
Ci sono due cose che gli umani non riescono a vedere: gli angeli e l’energia che avvolge ogni cosa.
Gli angeli sono pronti a guidarci verso questa fonte che governa ogni cosa, possono farci uscire dalle stanze in cui siamo rinchiusi. Oltre quelle pareti c’è la bellezza, la libertà, la presenza.
Questi doni ci sono stati regalati. E noi durante il viaggio gli abbiamo persi.”

R.Laquaniti, dal catalogo The Garbage revolution
[18] I mutanti, installazione Leopolda
Credo di non esser mai entrata in un’installazione cosi emotiva, cosi densa e intima. Qui la mia presenza si è fatta più viva e mi sono commossa. Se il significato del viaggio di ritorno è quello di ricondurci alla vita, alla nostra essenza primogenita, allora con quest’opera Rodolfo mi ci ha portata. Quelle sensazioni profonde nella pancia, nel ventre, si sono attivate a primo impatto. Con l’aiuto della Luce e del suono mi sono ritrovata in una catarsi. Ero li, ma anche in uno spazio del cosmo. Mi sono sentita parte di un tutt’uno. Dentro un movimento cosmico dove tutti i popoli senza distinzione camminano verso un qualcosa. Verso una direzione. Verso la luce! La nostra essenza! Ogni personaggio che Rodolfo ha creato è nato meditando, ed è il frutto del lavoro di 10 anni di assemblaggi e si sente tutto. Si sente in ogni piccolo dettaglio curato, dai drappi di lamiera lavorati come fossero dei reali tessuti, agli occhi di alcuni personaggi montati con coscente sapere ed ironia; come la statua con in mano una lancia, sulla quale troviamo il modellino della Regina Elisabetta. I primi personaggi sono il timoniere e Ulisse che rappresenta l’ignoto. Questi sono i mutanti che assemblati tra i rifiuti di scarto, accolgono emozioni, viaggiano in modo elegante verso mondi inesplorati, cercano connessioni e scambi di energia. La metamorfosi.
Hanno iniziato il viaggio di ritorno, un viaggio verso l’energia.
I mutanti – ©FAN

Il viaggio di ritorno, rappresenta un momento di riflessione che parte dall’impoverimento energetico che affligge l’uomo contemporaneo:
“il pacchetto energetico” regalatoci alla nostra nascita si assottiglia sempre di più riducendo l’uomo contemporaneo a vivere nelle piccole stanze.

R.Laquaniti, dal catalogo The Garbage revolution

Può l’arte e l’ambiente influenzare in modo positivo il nostro spirito?
Possono insieme lavorare sulle nostre sensazioni corporee ed aiutarci a comprendere meglio le nostre emozioni

 ©FAN con FRANCESCA LAMPREDI

 

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