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IL SETTING, L’AMBIENTAZIONE

Come riconoscere quando un cattivo ambiente influenza le nostre sensazioni.

Nella sala d’attesa di uno studio medico. Milano

PREMESSA
È passato quasi un anno da quando mi sono trasferita a Milano.
Ho pensato che il dinamismo di questa città potesse ispirarmi per poter realizzare il mio nuovo progetto FAN Feng Shui.
Roma è stata una città che mi ha permesso di avere un contatto profondo con me stessa. Mi ha dato tanto perché ho imparato a vivere nel caos e nella consapevolezza di stare in un ambiente incerto e “folle”, mi ha inoltre fatto trovare e perdere un amore.
Ma quello di cui sono più grata, è stata l’opportunità che mi ha dato a spingermi nelle viscere di me stessa osservando con consapevolezza ogni emozione assente e/o repressa.
Ringrazio la mia terapista Florinda che mi ha aiutata in questo processo di consapevolezza. Senza le sue domande, le sue osservazioni, non avrei saputo mettere ordine in quel paesaggio emotivo che mi ero creata e che mi aveva bloccata in un corpo privo di energia.
Ho scoperto con lei la Gestalt [1], una terapia incentrata sulla percezione e l’esperienza. Ho lavorato con questo metodo per più di un anno.

[1]La Gestalt è nata e si è sviluppata agli inizi del XX secolo in Germania (nel periodo tra gli anni dieci e gli anni trenta), proseguì la sua articolazione negli USA, territorio nel quale i suoi principali esponenti erano immigrati durante il periodo delle persecuzioni naziste.

Vi ho raccontato come capii di essere arrivata all’idea che lo spazio potesse in qualche modo influire sul nostro benessere?
Qui trovate la mia storia
Osservandomi sempre più in profondità e praticando diverse discipline corporee ho anche capito che il mio, il nostro corpo è connesso con la mente.
E lo spazio in cui noi viviamo; sia una casa che l’ambiente, influisce sul modo in cui percepiamo il mondo esterno.

Ecco perché ho deciso di mettere a disposizione il mio sentire e la mia storia personale per aiutare le persone come te che in qualche modo si sentono bloccate in qualche ambito della vita e non riescono a far chiarezza nelle proprie sensazioni.

La percezione è un processo psichico che fa la sintesi tra le sensazioni che riceve il nostro corpo attraverso gli stimoli dati dall’ambiente.
Attraverso il nostro corpo possiamo sperimentare delle sensazioni che si trasformano in emozioni e diventano percezione.
La percezione perciò trasforma le sensazioni in qualcosa di significativo che rimarrà impresso nella nostra mente e nel nostro corpo. 

Il mio obiettivo è integrare
Mente, Corpo e Spazio.
Come?
Attraverso il buon uso del Feng Shui,
La Gestalt e le discipline corporee.

Per farvi capire come lo spazio influenza il nostro corpo vi farò l’esempio con un esperienza che mi è realmente accaduta. Ci siete?

IL CONTESTO
Continuare a fare esperienza su me stessa mi permette di comprendere sempre meglio ciò che le persone come me possono sentire e percepire.
E’ come essere lo strumento con il quale potrete riuscire a fare chiarezza e vivere in maggiore armonia con l’ambiente e lo spazio.
Il mio lavoro integra gli studi sul Feng Shui (che costantemente aggiorno grazie alla scuola di Luigi Straffi) e un lavoro più psicologico d’aiuto sulla persona attraverso la scuola di Counseling ad indirizzo Gestaltico (CSTG).
In questo primo anno di corso presso la CSTG noi studenti siamo chiamati a guardare dentro noi stessi, perché nell’aiuto della persona il primo passo da compiere è essere un buon “cliente” un buon ”paziente”. La premessa è che solo osservando e sperimentando su noi stessi le emozioni bloccate e le nostre percezioni possiamo comprendere e aiutare una persona in difficoltà.
Ne sono totalmente d’accordo.
Sono arrivata qui, in questa scuola perché essendo passata attraverso il mio malessere vorrei potermi confrontare con voi usando la mia esperienza ma anche un metodo (come quello Gestaltico che la scuola insegna).

LA MIA STORIA,
L’ESPERIENZA
Tutto è iniziato da una lista.
Una lista di nomi in cui avrei dovuto scegliere un Counselor a cui affiancarmi per questo nuovo viaggio dentro me
stessa, dentro le mie emozioni e il mio sentire nel corpo in questo momento della mia vita, nel qui e ora.
Scelgo un nome sulla base della necessità del momento.
Resto colpita dalla biografia di una Counselor-terapeuta che pratica [2] l’ipnosi.
Perché?
In questo periodo di cambiamento sono tornate a galla vecchie paure che avevo in qualche modo gestito. Ho pensato
che con l’ipnosi avrei potuto andare più in profondità nella comprensione del reale motivo di affioro di certe paure.

[2] L’ipnosi è una procedura in cui si sperimentano cambiamenti di sensazioni, percezioni, pensieri e comportamento e induce rilassamento e calma.

Tutto quello che sentiamo a livello profondo, attraverso il nostro corpo, il nostro stomaco è fondamentale per
comprendere le sensazioni che ci arrivano e quindi per “l’esperienza” che stiamo facendo in quel momento.
Comprendere “l’esperienza”, ovvero come stiamo in quel dato momento e perché facciamo determinate scelte,
significa capire cosa sentiamo nel nostro corpo.
Essere consapevoli di questo, ci può portare a compiere delle scelte corrette che ci permettono di stare bene.
Ingnorare invece quello che sentiamo ci porta a compiere delle scelte che non corrispondono realmente ai bisogni che
abbiamo in quel momento e questo crea dei conflitti dentro di noi.

Potremmo sentirci confusi, stanchi, con dei malesseri a livello del corpo, potremmo non essere contenti. Tutto questo
non sentire, rende il nostro corpo sempre meno aperto all’esperienza che stiamo vivendo e ci influenzerà sulle future
esperienze. Potremmo rischiare di fare sempre delle scelte sulla base di situazioni negative che abbiamo vissuto e
quindi non riuscire a vivere in modo piacevole la nostra vita.

L’obiettivo del metodo Gestalt è rendersi consapevoli di quello che sentiamo,
dei bisogni che in un determinato momento della nostra vita abbiamo, e in base a questo prendere delle scelte responsabili in autonomia.
Vi racconto la mia storia e come si è chiusa la mia Gestalt ovvero il mio bisogno/problema del momento.
Facendo una scelta non scontata ma ascoltando le sensazioni del mio corpo.

In questa storia vi indicherò

in azzurro le sensazioni,
in arancione le emozioni e
in rosso le azioni.

Cosi che anche voi possiate ritrovare nella mia esperienza una similitudine e capire qualcosa di più rispetto a cosa succede quando un corpo non si sente a proprio agio nello spazio.

La percezione, quel modo di “sentire” lo spazio attraverso il corpo è la base per capire se siamo difronte ad un ambiente che presenta un buon o cattivo Feng Shui.

LA STORIA CONTINUA
Ho preso quindi questa lista.
Ero un po’ nervosa perché pensavo all’obbligo di dover scegliere da una lista senza mai aver incontrato le persone segnalate. Ero infastidita dal fatto che la scuola non si prendesse cura di noi, lasciandoci in un certo senso li con una lista senza volti in mano.
Quello che mi chiedevo era:
Come posso scegliere una persona da una lista?
Come posso far diventare il mio terapeuta (ovvero la persona che sarà la mia confidente, il mio riferimento e anche guida per un certo periodo di tempo), una persona senza volto?
Cosi ho preso in mano la situazione ed ho pensato al bisogno del momento.
Mi sono chiesta:
“Di che cosa ho bisogno in questo momento?”
Avevo bisogno di affidarmi ad una persona delicata, gentile, in sintonia con il mio modo di sentire e vedere l’ambiente. Che riuscisse a capire la mia sensibilità.
Così ho deciso di procedere con cautela. Ho preso la lista e ho chiamato A chiedendole un incontro conoscitivo. Non sapevo se sarebbe stata lei quella persona, ma ero disposta a scoprirlo ascoltando soprattutto quello che il mio corpo e le mi sensazioni mi avrebbero comunicato in quel momento.

Fisso un appuntamento per la settimana successiva.
La sua voce al telefono è squillante, molto disponibile e carina ad anticiparmi qualche cosa sul suo metodo di lavoro. Mi aveva però lasciato una sensazione di dubbio il fatto che per andare al suo studio avrei dovuto attraversare in auto metà della citta. Non ne avevo voglia.
Ma mi sono detta “proviamo”.

Arrivo in auto in un quartiere lontano da casa, erano le 18.00.
Parcheggio, scendo dall’auto e suono il campanello.
L’ambiente esterno non era un gran che. Palazzoni di periferia di Milano e poco verde intorno. Una porta condominiale che si apre su un’ambiente un po’ buio. Non mi aveva lasciato una bella sensazione

Qui comincia la mia esperienza corporea.
Apre la porta e mi accoglie A.
Lo ricordo come se fosse ora. Immaginate come è arrivata forte quella sensazione.
A mi accoglie alla porta, era tutto buio.
Non c’era una luce nell’ingresso e nemmeno dietro a lei.
Tutto buio, finchè A accende le luci che illuminano la sala d’aspetto.
Ecco, in questo momento  avrei voluto scappare, ero pronta alla fuga senza diritto di replica.

Ed ecco quello che vedo:
Una sala d’aspetto inquietante, buia, dove gli spiriti dei morti troverebbero spazio per le loro disperazioni.

In quel momento ho pensato:
“Ma io devo far vedere la mia parte più profonda, la mia parte più intima ad una persona che non sa accogliere? Che non sa capire che uno spazio così buio e sgradevole lascia delle sensazioni altrettanto sgradevoli a chi ci sta?”
Cosa posso aspettarmi da una persona che non sa cogliere questa sfumatura?
Ho pensato inoltre che ho già fatto un primo lavoro interiore di ordine e pulizia a Roma e ora non voglio farmi intaccare da queste “energie”.
Si perché nel Feng Shui queste sono energie molto yin, poco vitali.
Significherebbe per me aprirsi e sporcarsi.
Avete presente l’idea di essersi appena fatti la doccia, profumati e vestiti bene per un primo appuntamento, aprire poi la porta per uscire e cadere in una pozza di fango.
Che sensazione vi lascerebbe? Probabilmente una sensazione di confusione.
Tra me e me mi sono detta che non era quello il modo per iniziare un rapporto che ha come obiettivo la pulizia interiore e la crescita personale.

A questo punto cosa me ne sono fatta di queste sensazioni? Come ho deciso di procedere?
Ora ve lo spiego.

ANALISI DELLO SPAZIO
Osservando lo spazio, cosa non funziona a livello di Feng Shui?
Questa è una sala d’attesa di un poliambulatorio. L’obiettivo di questo spazio è prendersi cura delle persone che attendono di andare a farsi visitare dal medico.
Le persone devono sentirsi rilassate e accolte perché dovranno entrare in intimità con una persona che dovrà comunicare loro esiti positivi e non. Ci si deve sentire come a casa. Rassicurati e protetti.

In questo spazio invece la sensazione è stata quella di un ambiente opprimente e non accogliente, anzi respingente. Mi sono soffermata ad ascoltare come stava il mio corpo in quello spazio e così ho cercato di analizzare gli elementi attorno a me trovandone un significato.

Per un buon feng shui una sala d’attesa di uno studio medico dovrebbe essere un ambiente piacevole, confortevole e armonioso; sicuramente illuminato con cura. Un ambiente che riporti ad uno stato di protezione e accudimento.

Sala d’attesa in studio medico, Zona Rho. Milano

Sala d’attesa in studio medico, Zona Rho. Milano

La finestra
Nel Feng Shui l’energia vitale entra ed esce o dalle porte o dalle finestre e si attiva con una buona luce artificiale.
In questo caso la finestra è chiusa, è grigia e si intravedono delle tende di garza bianca molto sporche dallo smog, quindi grigie. C’è quella linea di luce che taglia la larghezza della persiana che mi da la sensazione di qualcosa di tagliente, come una ferita.

La scrivania
La scrivania mi incute un pò di timore, mi da l’idea di un banco da chiesa dove il prete fa la messa.
Di qualcuno che si mette li, a riparo, dietro la scrivania e a controllare una situazione tesa.
Sento che in questa stanza c’è la necessità di controllare per difendersi. Mi fa sentire insicura e ho paura.

Le sedie
La notate quella riga nel pavimento?
Laddove si appoggiano le gambe della sedia. Il pavimento diventa di due colori: un blu più intenso sotto la sedia e un blu più slavato andando verso il centro.
E’ chiaro il confine del colore. Questo succede quando l’arredo non viene mai spostato e il camminamento delle persone consuma solo la porzione di spazio che viene utilizzato. Lo spazio sotto la sedia quindi rimane inutilizzato da anni.
Secondo voi cosa mi fa capire? Vi immaginate uno spazio che è li da vent’anni e non è mai stato cambiato. Si percepisce l’andare del tempo, mi da un’idea di sedentarierà, di fermo immagine, del tempo che non passa o che passa e mai nulla cambia.
Inquietante pensare che nessuno li dentro abbia mai pensato di cambiare arredo?
La domanda che mi viene è: se non curi l’ambiente di casa tua, come puoi pensare di curarti delle persone che entrano nella tua vita?

Dettaglio. Sala d’attesa in studio medico, Zona Rho. Milano

I fiori e le riviste
In questi dettagli finisce la mia osservazione. I fiori sono finti e poi c’è un bel bouquet di carciofi morti e secchi. Secondo voi cosa possono comunicare dei mazzi di fiori secchi e mori? Di certo non è un’esaltazione alla vita. Qui la paura continua a crescere.

RIFLESSIONI
La mia domanda è:
“A chi mi sto affidando?”
“Questa persona può veramente prendersi cura di me?”

Questo ambiente ha bisogno di equilibrare la sua energia affinchè lo spazio diventi salubre e accogliente.
L’ambiente non è in armonia e presenta un cattivo feng shui.

Ci sono energie molto pesanti che mi fanno pensare alla caducità della vita e alla morte.
Uno spazio come questo dovrebbe al contrario farmi sentire sicura e protetta. Farmi pensare che un futuro è possibile e che sarò in buone mani. Che la persona a cui mi affiderò saprà aiutarmi nelle mie eventuali difficoltà.

FINE DELL’ESPERIENZA
Quindi vi starete chiedendo “ma com’è andata a finire la storia”?
A mi ha aperto la porta mi ha fatta attendere nella sala d’aspetto e mentre facevo le mie riflessioni e avevo voglia di scappare a gambe levate, dopo qualche minuto fa uscire una cliente e mi accoglie nello studiolo.
Premette e si scusa con me per lo spazio, dicendomi subito che non era il suo studio ma lo studio di sua sorella in cui lei era ospite per praticare gli incontri.

Non vi dico com’era lo studiolo ..
Se la sala d’aspetto mi incuteva inquietudine lo studio era forse peggio.

Una stanza di circa 4×3 metri.
Una scrivania super affollata di carte e oggetti, una libreria molto ingombrante in metallo (quelle tipo da magazzino) ricolma di libri disposti alla rinfusa.
Un lettino per le visite con ancora la carta su.
Un camice bianco appeso alla porta tutto stropicciato.

A mi fa sedere in una sedia situata di fronte alla scrivania con spalle a muro.
Lei si siede difronte a me in un’altra sedia girevole. Eravamo io e lei in quel caos.
Il mio corpo era rigido, avevo le braccia conserte in evidente segno di chiusura.
Ero spazientita e mi sentivo presa in giro.

È in quel momento che ho deciso di affidarmi alle mie sensazioni e affrontare subito il problema.
Ero li per conoscere una persona che mi era stata indicata tramite una lista. Dovevo conoscerla ed eventualmente decidere se affidarmi a lei in un percorso di reciproco scambio e fiducia.
Cosi mi sono fidata delle mie sensazioni, di come stava il mio corpo in quello spazio e ho capito che dovevo dirle quello che sentivo e cosi ho fatto.
Le ho detto che mi sentivo a disagio, che quell’ambiente non favoriva il mio rilassamento fisico e mentale e che l’idea di aprirmi a lei in uno spazio del genere non mi sfiorava nemmeno per la testa.
Cosi abbiamo proseguito nel parlare, abbiamo terminato l’incontro e qualche giorno dopo decisi di incontrare un’altra persona della lista per permettermi di trovare quello di cui avevo bisogno.
Ovvero di uno spazio confortevole e di una persona che si prenda cura dell’ambiente come farebbe con se stessa e quindi con i suoi pazienti.

Una settimana più tardi è arrivata la risposta ai miei dubbi.
Mi chiedevo se avevo fatto bene a seguire le mie sensazioni e a prendere quella determinata decisione.
E’ arrivata la risposta.
Curioso no?
Siamo ad una lezione teorica del corso e il docente si appresta a spiegarci le tre fasi del counseling. Ebbene guardate qua sotto.
Nella prima fase del metodo è richiesto di porre attenzione all’ambientazione ovvero il setting.
Leggete qui sotto quali sono le buone norme da seguire!

Quello che voglio dirvi è che è importante ascoltare il nostro corpo, le nostre sensazioni, perché spesso ci indicano la strada giusta da percorrere nella vita senza creare conflitti che ci portano a soffrire. Ascoltarci e stare bene nel nostro corpo e nello spazio significa essere in grado di prendere delle decisioni significative, che migliorano il benessere nella nostra vita.

L’ALLESTIMENTO DEL SETTING (AMBIENTE)
NEL COUNSELING IN GESTALT
[3] “L’ambiente riflette alcuni valori dell’approccio. Di solito c’è un arredamento confortevole. E’ opportuno che ci sia dello spazio in cui il cliente possa muoversi, camminare o ballare, dal momento che la piena espressione corporea mal si accorda ad un ambiente ristretto.

I clienti hanno bisogno di trovarsi in una stanza o in un ambiente in cui possano piangere o arrabbiarsi ad alta voce senza doversi preoccupare .. “

[3] Petruska Clarkson – gestalt counseling – 1989

 

[4] “Affinchè un incontro abbia luogo si rende necessario, o utile, un luogo ed un tempo idonei a favorirlo. Solitamente si parla di setting per indicare il relazionarsi di determinate condizioni esterne necessarie perché il processo analitico possa mettersi in moto e l’interpretazione possa correttamente verificarsi.

Una relazione d’aiuto deve avvenire in presenza di una situazione spaziale e temporale che facilitino e non ostacolino l’incontro.

È importante che l’ambiente sia interessante e ricco sul piano sensoriale, per quei pazienti che hanno bisogno di essere ravvivati nella propria funzione di sensazione, questi fattori possono essere molto importanti dal punto di vista terapeutico.

Il luogo dove avviene l’incontro deve salvaguardare la privacy del cliente in modo che possa avere la possibilità di esprimere le sue emozioni senza che ciò che dice e fa sia ascoltato da altri clienti.”

[4] Le tre fasi del counseling – Giovanni Montani – 2018

Fan.

 

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